Il Grande Gatsby

Fitzgerald ed il sogno perduto dell'Età del Jazz

Ultimamente ho riscoperto i romanzi di Francis Scott Fitzgerald, scrittore americano che ha legato indissolubilmente il suo nome a quel lungo periodo di gioia irrefrenabile ed esaltazione collettiva che è stata definita “Età del Jazz”.



La parabola di James Gatz, alias Jay Gatsby, protagonista del romanzo, svela il lato oscuro del sogno americano, anticipando il brusco risveglio collettivo che coinciderà con la grave crisi economica del 1929.


Gatsby, intraprendente giovane di umili origini, è il perfetto prototipo del self-made man: con grande pragmatismo riesce ad aprirsi la strada che lo condurrà ad inserirsi nella upper class americana, sebbene ad animarlo non sia il desiderio di ascesa sociale ma l’amore per Daisy Fay, un’affascinante ereditiera che aveva conosciuto prima di partire alla volta dell’Europa per servire l’esercito.


"La parabola di James Gatz, alias Jay Gatsby, protagonista del romanzo, svela il lato oscuro del sogno americano, anticipando il brusco risveglio collettivo che coinciderà con la grave crisi economica del 1929."

Gatsby e Fay si erano promessi amore eterno, ma al suo ritorno il giovane apprende che la ragazza si è sposata con Tom Buchanan, un famoso giocatore di Polo. Da quel momento, l’unico scopo di Gatsby riconquistare Daisy.


Riparte così per l’Europa, dove si arricchisce grazie al contrabbando e frequenta l’alta società di Oxford per alcuni mesi. Rientrato in America, acquista una sontuosa villa sulla costa di Long Island, proprio nelle vicinanze della residenza estiva di Daisy e Tom.


Gatsby diviene il protagonista delle vita mondana locale ed organizza sfarzosi ricevimenti nella sua villa per avere l’opportunità di avvicinare la donna che ama. Fitzgerald coglie l’occasione per offrirci uno spaccato della upper class americana degli anni ’20, ritraendone gli eccessi e la superficialità.


È evidente fin da subito il contrasto fra Gatsby e coloro che lo circondano: mentre gli altri vivono di esteriorità, apparenze, egli incarna alla perfezione l’ideale dell’eroe romantico. La villa, le automobili, il denaro: nulla ha importanza. Vive per un sogno e continua a remare contro corrente inseguendo la felicità che gli era sfuggita.


La grandezza morale di Gatsby contrasta profondamente con la grettezza che lo circonda ed egli finisce per essere un uomo solo, aspetto che risulterà ancor più evidente al termine del romanzo. E proprio la solitudine, l’indifferenza, l’incomunicabilità, la mancanza di affetti autentici sono i temi caratterizzanti dell’opera di Fitzgerald, prime avvisaglie di un malessere che pervaderà la cultura occidentale sino ai giorni nostri.

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